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Vaccino AstraZeneca, Di Lorenzo: “Improbabili soluzioni lampo”

Di Lorenzo

“Io non lo so se ci sono aziende che hanno tutto quello che serve per la produzione di vaccini anti-Covid. Posso dire che AstraZeneca non ha solo detto che il vaccino è un bene comune, lo ha dimostrato facendo una scelta di impareggiabile valore etico e mettendolo in vendita al prezzo del costo industriale.

Quando si è parlato del fatto che le multinazionali devono dare ad altre società la licenza per produrre, l’azienda ha detto: ‘si faccia avanti chi ha la possibilità di produrre su grossi quantitativi’. Che io sappia, nessuno dall’Italia si era fatto avanti. Certo potrebbero arrivare candidature, ma non bisogna farsi illusioni su tempi da soluzione lampo”.

Lo spiega all’Adnkronos Salute Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm di Pomezia (Roma), la società che insieme all’università inglese di Oxford ha messo a punto il vaccino anti-Covid e che oggi collabora con l’anglo-svedese AstraZeneca che lo produce. Sono giorni in cui si discute delle difficoltà di mantenere i ritmi di produzione dei vaccini in linea con l’elevata richiesta globale. AstraZeneca ieri ha assicurato che c’è impegno per essere in linea con il contratto, ha spiegato che l’obiettivo è di superare i 5 milioni di dosi all’Italia per la fine di marzo e che le date delle consegne, la frequenza e il volume possono subire alterazioni dovute ai processi di produzione e alle tempistiche dei processi di controllo qualità. In Italia, intanto, si stanno esplorando eventuali possibilità di produzione in aziende tricolore per contribuire all’impresa di avere più vaccini anti-Covid possibile.

Di Lorenzo puntualizza però che questa non può essere vista come una via facile da percorrere.  “Riguardo alla necessità di accorciare al massimo i tempi, penso che sia un obiettivo altamente meritorio”, osserva il presidente di Irbm, “ma – avverte – non bisogna farsi illusioni perché produrre vaccini è complicato, ma organizzarsi per produrli lo è ancora di più.

A condizione che ci sia già un laboratorio Gmp e personale con expertise specifico, occorrono almeno 4-6 mesi per approvvigionarsi di apparecchiature di grandi dimensioni, di bioreattori, e occorrono 3-4 mesi per il trasferimento tecnologico. E solo dopo tutto questo si comincia a produrre. Considerando questi passaggi, sono andati via almeno 8 mesi. Quindi, è bene che tutti si diano da fare per recidere al massimo i tempi, ma pensare che si possa fare in due mesi, mi sembra un esercizio di buona volontà”.

Per quanto riguarda Irbm, prosegue Di Lorenzo, “siamo impegnati ventre a terra sui test per la validazione delle produzioni fatte all’estero. Viene privilegiata la nostra competenza per questo. Noi siamo un Centro di ricerca e produrre non è la nostra vocazione, per cui al momento non stiamo producendo, ma non lo escludiamo per il futuro”.

Adnkronos

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