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PNRR e Lavoro: i centri per l’impiego sono una priorità

PNRR e Lavoro: i centri per l'impiego sono una priorità

Mi piacerebbe un’ Italia in cui una congrua parte dei fondi del PNRR  fossero spesi e bene per riorganizzare i centri per l’impiego al fine di raggiungere tutti i cittadini e le aziende senza perdere il contatto con il territorio. Senza lavoro non esiste economia reale.

Queste le parole di Pasquale Aiello, consulente strategico delle più importanti realtà di global management.

I centri per l’impiego (CPI) da tempo hanno sostituito gli uffici territoriali del collocamento senza riscuotere grande successo. Allora perché investire sui centri per l’impiego?
Prima di ricevere una risposta, proviamo a fare una breve analisi di quelli che sono ormai fenomeni consolidati nel mercato del lavoro:

  1. Le competenze hanno un ciclo vita sempre più ristretto a causa dei progressi tecnologici e della diffusione del digitale.
  2. I reclutatori, anche online, stanno diventando obsoleti e focalizzati su una ristretta fascia di candidati. Neanche l’utilizzo di sistemi basati su intelligenza artificiale riesce ad andare oltre la solita cerchia.
  3. I candidati qualificati possono essere trovati presso università ed istituti tecnici.
  4. Con la pandemia, sempre più persone hanno reagito per cause di forza maggiore, come licenziamenti e cassa integrazione, acquisendo capacità critiche e competenze in modo informale tramite il proprio personal computer da casa o presso l’officina sotto casa.
  5. Per queste persone, devono essere le aziende a presentarsi con una proposta occupazionale di valore e non viceversa. Mentre per i lavoratori che non hanno la possibilità di lavorare con strumenti digitali, la situazione è molto delicata. I lavoratori tradizionali non sono raggiunti dal mondo online e dalle agenzie per il lavoro, tantomeno dai centri per l’impiego.

Puntando i fari sui centri per l’impiego, lo Stato dovrebbe responsabilizzarsi per forza. Stesso discorso per enti locali e territoriali. La scala mobile è stata abolita nel 1992.

Il potere di acquisto oggi varia non solo per il valore del denaro, ma anche per l’assenza totale dello stesso.

Serve lo Stato senza intermediari ed emorragie e non con la formula a pioggia.

Non può piovere per sempre

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